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Dirty Dozen Brass Band
Concerti
9 Luglio La Dirty Dozen Brass Band miscela con maestria il R&B con la strumentazione classica di una brass band tradizionale di New Orleans. Funk, jazz, blues, gospel, clapping hands e assoli infuocati. La Dirty Dozen è capace di catapultare l’ascoltatore direttamente sulle strade dove la musica, caratterizzata dai timbri grossi e tellurici dei fiati e degli ottoni di questa sorta di moderna marchin' band, nasce. Questa «sporca dozzina» esiste da un ventennio e, specie negli anni giovanili, è stata una bellissima realtà nel campo della tradizione rivisitata, del blues di New Orleans contaminato da una innegabile sensibilità per il jazz moderno. Biografia. La carriera dei Dirty Dozen abbraccia più di tre decadi di innovazione e vanta collaborazioni con artisti come Dizzy Gillespie (un’eroe e una fonte di ispirazione) e come Elvis Costello. Hanno fatto loro la musica di Jelly Roll Morton, inventore del jazz, per l’album “Jelly” (1992) e reinterpretato gli inni e le musiche da parata dei gruppi di seconda fila del Crescent City per il loro album “Funeral For a Friend” (2004), realizzato a seguito della morte del membro e cofondatore dei Tube Fats. Dalla fine degli anni 70 in poi, la band ha rivitalizzato e impresso col proprio marchio ciò che era proprio delle brass bands tradizionali di New Orleans, ispirando le nuove generazioni emergenti a rivisitare interi repertori ed invitandole a reinterpretare assecondando la propria inclinazione stilistica. Lo stile della Dirty Dozen è difatti il risultato dato da approcci intriganti alle sonorità tradizionali, inserite nel contesto di brani originali ed enfatizzanti composti dalla mano di ciascun membro della band. I loro lavori più recenti sono infusi della potenza dei sentimenti legati alle drammatiche e personalissime esperienze con la catastrofe provocata dall’uragano Latrina: alla devastazione delle proprie case e quella della loro comunità. “What’s going on” (2006) è il loro ultimo album che porta impressi i segni di queste tragiche circostanze. Gregory Davis (tromba e voce del gruppo) commenta: “Abbiamo registrato ogni singola idea che ciascuno di noi aveva in testa e non abbiamo scartato niente, in modo tale che nessuno venisse tagliato fuori emotivamente. Fare questo si è rivelato utilissimo dal momento che i membri della band si sono ora trasferiti in luoghi diversi e si sono sparsi a distanze considerevoli su tutto il territorio americano. Una volta potevamo organizzare le prove e dire: “Ci incontriamo in tale posto e proviamo per due o tre ore”. Adesso invece dobbiamo organizzarci per i voli ed assicurarci che tutti siano disponibili. E’ molto simile a dover organizzare uno concerto. Ed è utile soprattutto perché è molto difficile doversi concentrare sulla musica, mentre in realtà, in testa non hai altro che la tua casa sommersa in acqua” Più che dalla perdita delle loro case i membri della band sono affranti dalla perdita dei membri della loro comunità e degli effetti personali: “Non parlo di abito o scarpe o cose materiali, ma degli album di famiglia”, dice Roger Lewis (sassofono e baritono) “ho una figlia di 7 anni, avevo foto di me da piccolo che non posso mostrarle perché sono andate distrutte. Tutto ciò che conoscerà mai di me è il volto di uomo di 64 anni di età. ” “Durante la lavorazione dell’album abbiamo avuto molti alti e bassi, momenti di rabbia e di gioia”, dice Davis “in “What’s Going On” c’è tutto questo”. Lineup: Gregory Davis – Tromba e voce; Roger Lewis – Baritono e Soprano sassofono; Official WebSite
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